Contaminazioni postporno

“C’è un discorso sull’amore e sull’insurrezione che rende ogni amore e ogni insurrezione impossibili”

Tiqqun, Ecografia di una potenzialità


Durante l’occupazione delle Facoltà di Roma3 ci siamo prese un momento per parlare di desiderio e di pornografia…ringraziamo Slavina per il workshop a Bologna e per i numerosi spunti tratti dalla sua dispensina di pornografia multimediale (da cui abbiamo attinto a piene mani, ma che consigliamo per approfondimenti). Qui di seguito gli spunti video e testuali che sono stati usati:

– video promo di Devenir Perra di Itziar Zaga, manifesto di una femminilità prorompente e irriverente

video di una performance s/m per strada

– i tempi che furono: immagini e racconti di Georgina Spelvin, protagonista di The devil and miss Jones (Gerard Damiano, 1973) nel videoclip Paradise Circus dei Massive Attack

– non tutta l’eccitazione viene dal contatto genitale: spunti da Raspberry Reich e una scena da Un Chant d’Amour di Genet (1950)

– il porno tradizionale si conclude con l’eiaculazione, ma si può prescindere dalla stessa, in solo godimento: la piccola morte

– uno dei video delle Girlswholikeporno, Piernas Lungas

– un video autoprodotto (si consiglia caldamente il do it yourself, magari prescindendo dalla sola prospettiva pov).

Abbiamo parlato di Annie Sprinkle e di corpi non normalizzati e che attraversano i generi e di un sacco di altre cose. Abbiamo parlato di Gola Profonda (si consiglia il documentario sul film). Abbiamo anche visto come un certo porno mainstream sia stato contaminato dalle riflessioni sul piacere femminile (e non), al contrario di ciò che spesso si potrebbe ritenere. Ad esempio Sasha Grey ha dichiarato che:

« Il porno è l’arte di esibirsi. È saper usare il proprio corpo per conoscersi, esplorare dentro di me per capire quello che mi piace e il contrario. Quello che penso e che apprezzo sono ben radicati da quando avevo solo sedici anni. La mia è una filosofia di vita. »

Si consiglia la lettura di King Kong Girl di Virginie Despentes, dalla quale (ma anche dalla Beauvoir e dalla Sprinkle) alcuni spunti in xxdonne:

“Ho scoperto di essere più sensibile ai film postporno che a quelli porno, non perché mi eccitassero di più o mi dessero migliori idee, ma perché mi turbavano di più. Ci ho pensato e ho capito, forse, che questi mi mettevano veramente in discussione perchè ponevano al centro la mia sessualità. Come essere turbata dall’immaginario erotico maschile, dalla sua banalità, dalla sua ripetitività, utilizzato in ogni occasione, presente in tutte le immagini con cui sono cresciuta? Molto più difficile invece trovarsi di fronte alla sessualità femminile vissuta liberamente, comunicata senza filtri, messa a disposizione del mio immaginario con la forza di una energia che mi raggiunge solo quando parte dalle donne.

Mi sono chiesta se fosse il risultato di secoli di repressione o se fosse al contrario la causa che ha indotto gli uomini a reprimerci per secoli. Non ne ho idea e non voglio neppure discuterne ora, volevo solo comunicarvi quanto può essere forte ritrovarsi di fronte all’espressione di una sessualità prodotta, agita, pensata da donne per le donne(…)

Ho pensato a come poterla presentare e ho scelto di usare le parole di Virginie Despentes, si tratta di alcune parti di King kong girl, che potrete ovviamente leggere per intero se vi andrà, ma che ora mi sembravano un buon modo di iniziare poichè ci possono dire perchè il post porno è anche una pratica femminista. Ogni volta che leggiamo un libro troviamo risposte alle nostre domande e a volte altre domande, è un dialogo continuo, questa è la mia intervista al libro di Despentes:

Perchè è così difficile affrontare il tema della pornografia?

Ci si domanda che cosa avviene di così cruciale nel porno tanto da conferirgli un tale potere blasfemo … I siti antiporno sono più numerosi e veementi dei siti contro la guerra in Iraq per esempio. Stupefacente vigore intorno a quello che altro non è se non un cinema di genere.

L’immagine porno non ci lascia scelta: ecco quello che ti eccita, ecco quello che ti fa reagire. Ci fa sapere qual’è la molla che scatena in noi la reazione.

Sta in questo la sua grande forza, la sua dimensione quasi mistica. Ed è per questo che molti militanti antiporno si irrigidiscono e urlano.

Non vogliono che si parli direttamente del loro desiderio, che venga loro imposto di sapere delle cose di se stessi che hanno scelto di tacere e ignorare. Il porno pone un autentico problema: da libero sfogo al piacere e gli propone un appagamento, troppo rapidamente per permettere una sublimazione.

Le nostre fantasie sessuali parlano di noi, alla maniera indiretta dei sogni. Non dicono niente su ciò che desideriamo succeda de facto.

Non so niente, io, del perché è eccitante fino a questo punto vedere altre persone che scopano dicendosi delle sconcezze. È che funziona. Meccanica. Il porno rivela in maniera cruda questo altro aspetto di noi: il desiderio sessuale è una meccanica, non molto complicata da mettere in moto. Eppure la mia libido è complessa, quello che dice di me non mi fa necessariamente piacere, non quadra sempre con ciò che mi piacerebbe essere. Ma posso scegliere di saperlo, piuttosto che girare la testa dall’altra parte e dire il contrario di quello che so di me, per preservare un’immagine sociale rassicurante.

Che cosa offende veramente le donne nella pornografia?

I detrattori del genere si lamentano della povertà del porno, sostengono che esiste un solo tipo di porno. Amano far circolare l’idea che il settore non è inventivo. Il che è falso. Le donne, non si capisce bene in che cosa la loro dignità sarebbe particolarmente minacciata dall’uso di un pene artificiale. Le sappiamo sufficientemente agguerrite per comprendere che una messa in scena sadomaso non indica che desiderano farsi frustare arrivando in ufficio, né imbavagliare quando lavano i piatti. In compenso, basta accendere la tv per vedere delle donne in posizioni umilianti.

I divieti sono quelli che sono e hanno la loro giustificazione politica (il sadomaso deve restare uno sport d’élite, il popolo non è in grado di coglierne la complessità, si farebbe del male). Ciò non toglie che si prenda a pretesto la ‘dignità’ della donna ogni volta che si tratta di limitare l’espressione sessuale…

Le condizioni di lavoro delle attrici, i contratti aberranti che firmano, la loro impossibilità di controllare la propria immagine quando abbandonano il mestiere, o di essere retribuite quando essa viene utilizzata, questa dimensione della loro dignità non interessa ai censori.

Che non esista nessun centro di assistenza specializzato dove esse possano recarsi per ottenere le diverse informazioni sulle specificità molto particolari del loro lavoro non inquieta granché i poteri pubblici.

C’è una dignità che li preoccupa e un’altra di cui tutti se ne infischiano. Ma il porno si fa con della carne umana, della carne d’attrice. E in fin dei conti, pone un solo problema morale: l’aggressività con cui vengono trattate le attrici hard. È cruciale a livello politico rinchiudere la rappresentazione visiva del sesso in ghetti delimitati, chiaramente separati dal resto dell’industria in modo da relegare il porno in un lumpen proletariat dello spettacolo, così come è cruciale rinchiudere le attrici hard nella riprovazione, nella vergogna e nella stigmatizzazione.

Perché il porno è appannaggio degli uomini?

Perchè nel momento in cui l’industria dei film a luci rosse ha trent’anni, ne sono loro i principali beneficiari economici? La risposta è la stessa in tutti i campi: il potere e il denaro sono sminuiti per le donne.

Si devono ottenere ed esercitare solo attraverso una accordo con l’uomo. Solo gli uomini immaginano il porno, lo mettono in scena, ne traggono profitto, e il desiderio femminile è sottoposto alla stessa distorsione: deve passare attraverso lo sguardo maschile. Gli uomini si sono subito impossessati di questo orgasmo femminile: è attraverso di loro che la donna deve godere.

La masturbazione femminile continua ad essere disprezzabile, accessoria. L’orgasmo che si deve raggiungere è quello prodigato dal maschio. L’uomo deve sapere come fare. Come nella bella addormentata nel bosco, si china sulla bella e la fa impazzire di piacere.

Cosa può succedere se si mette il desiderio femminile al centro dell’attenzione?

Il desiderio femminile è passato sotto silenzio fino agli anni cinquanta. La prima volta che delle donne si riuniscono in massa e fanno sapere: ‘abbiamo delle voglie, siamo attraversate da pulsioni brutali, ineslicabili, i nostri clitoridi sono come dei cazzi, reclamano soddisfazione” è in occasione dei primi concerti rock. Subito: disprezzo. Isteria da fan. Non si vuole ascoltare quello che sono venute a dire, ossia che sono bollenti e piene di desiderio. Questo fenomeno di fondamentale importanza viene occultato. Gli uomini non vogliono sentirne parlare. Il desiderio è il loro ambito, esclusivo. Tutta l’eleganza e la coerenza maschile riassunte in un atteggiamento: ‘dammi quello che voglio, te ne prego, perchè poi possa sputarti in faccia’. La sola maniera di fare esplodere il rituale sacrificale del porno sarà di portarvi le ragazze di buona famiglia. Ciò che esplode, quando esplodono le censure imposte dalle classi dirigenti, è un ordine morale fondato sullo sfruttamento di tutti.

La famiglia, la virilità guerriera, il pudore, tutti i valori tradizionali mirano ad assegnare a ogni sesso il suo ruolo. Agli uomini, quello di cadaveri gratuiti per lo Stato, alle donne, quello di schiave degli uomini. Alla fine, tutti asserviti, le nostre sessualità confiscate, controllate, regolamentate.

C’è sempre una classe sociale che ha interesse a che le cose restino come sono, e che non dice la verità sulle sue motivazioni profonde.”

Stefania Doglioli, 9 ottobre 2010

‘La pornografia è come uno specchio nel quale possiamo guardarci. Qualche volta, quello che vi troviamo non è bello a vedersi e può mettere molto a disagio. Ma che meravigliosa occasione di conoscere, di avvicinarsi alla verità e di capire. La risposta al porno di cattiva qualità non è di vietare il porno, ma di fare dei porno migliori!’

Anne Sprinkle, Hardcore from the Heart, 2001

‘In effetti, l’uomo rappresenta oggi il positivo e il neutro, cioè il maschio e l’essere umano, mentre la donna è soltanto il negativo, la femmina. Ogni volta che si comporta da essere umano, si dichiara, dunque, che si identifica con il maschio; le sue attività sportive, politiche, intellettuali, il suo desiderio di altre donne, vengono interpretati come una “protesta virile”; ci si rifiuta di tenere conto dei valori verso i quali essa trascende, il che induce evidentemente a considerare che fa la scelta non autentica di un atteggiamento soggettivo.

Il grande equivoco sul quale si fonda questo sistema di interpretazioni, è che si ammette che sia naturale per l’essere umano femmina fare di sé una donna femminile: non basta essere una eterosessuale, nemmeno una madre, per realizzare questo ideale; la “vera donna” è un prodotto artificiale che la civilizzazione fabbrica come un tempo si fabbricavano i castrati; i suoi pretesi istinti di civetteria, di docilità, le sono infusi come all’uomo l’orgoglio fallico; lui non accetta sempre la propria vocazione virile; lei ha delle buone ragioni per accettare ancora meno docilmente ciò a cui viene destinata’.

Simone de Beauvoir, Il secondo sesso, 1949

One response to “Contaminazioni postporno”

  1. ideadestroyingmuros

    Tradurre e diffondere sono due buoni modi per cambiare le cose.
    Un saluto dalla Spagna e da delle italiane in Spagna.